Il Cirneco dell’Etna

di Marco Belfiore

 

Il Cirneco dell’Etna fa parte delle quattordici razze italiane e tra queste è sicuramente la razza più antica, non esistono certezze assolute sulla sua origine, ma la presenza in tutto il bacino del Mediterraneo, fin da epoche antichissime, di cani molto simili al Cirneco, snelli, dal corpo allungato, tutti con la testa caratterizzata da orecchie ritte, muso a punta ed assi longitudinali cranio-facciali divergenti è ampiamente documentata da tracce fossili, rappresentazioni artistiche, numismatiche e letterarie.

Cane da sempre usato in Siclia per la caccia, la sua vocazione venatoria è il coniglio selvatico, ma sa essere un fantastico cane da compagnia pur avendo un carattere particolare che solamente chi lo conosce può veramente apprezzare. L’umiltà e la fierezza, la riservatezza e l’orgoglio, l’estrema suscettibilità e l’animo generoso, l’indipendenza ed il coraggio, la timidezza e la rabbia, la fedeltà e la straordinaria vitalità sessuale, l’istinto materno ed il rispetto gerarchico sono tutte caratteristiche e qualità tipiche siciliane che son presenti in quel fascio di muscoli nervosi, nascosto in un corpo apparentemente fragile che è il Cirneco dell’Etna.

Ne nascono in media 130 l’anno riconosciuti Enci, in Italia ci sono 6 allevamenti con affisso, ma il Cirneco è diffuso anche all’estero (anche se non usato per caccia), il secondo paese per numero di nascite è gli Usa con 6 allevamenti con affisso e terzo la Finlandia con  5, sono allevati anche in Inghilterra, Norvegia, Belgio, Lettonia, Svezia, Russia, Francia, Slovenia, Irlanda, Lituania, Polonia e Svizzera.

 

 

Termine Cirneco dell’Etna

 

Già attorno al 350 a.c. il grande Aristotele menziona i “Cani Cirenaici” nella “Historia animalium” e nel “De generatione animalium”.

L’ipotesi più attendibile sull’origine del termine Cirneco, è quella scritta dal professore Antonino Pagliaro nel 1950 sulla rivista “Ricerche linguistiche”. nella quale spiega come il nome siciliano “cirnecu” provenga dal greco “Kyrenaikòs” , cioè “cane cirenaico” e attraverso una mediazione latina diventi ”Cyrnaecus”, confermando così la presenza del Cirneco in epoca greca.

La parola Cirneco la troviamo per la prima volta in una prammatica del 20 Aprile 1533 in cui si vieta l’uso del Cirneco poiché dannoso per la selvaggina “…non si possi andar a caccia con cernechi per essere molto dannosi alla detta caccia de lepri”.

Già nel 1517 però lo Scobar usava il termine “Chirnecus” nel suo “Vocabolarium nebrissense”.

Come ottimi segugi li definisce nel 1650 (Natura et Solertia Canum) e nel 1653 (Variarum Lectionum sive Venationum Heorum” Cirino Andrea da Messina.

Nella metà dell’800 lo zoologo Giuseppe Galvagni denomina il Cirneco “Canis Etneus” e nel famosissimo romanzo “Il Gattopardo”, Tomasi di Lampedusa scrive “…il cane Romeo, che latrava breve in un cantone, era il tris nipote di un altro cernieco”.

Donna Agata Paternò e Domenico Diletti vollero per primi che il Cirneco venisse chiamato “dell’Etna” e dal 1939 è ufficialmente conosciuto e riconosciuto dall’Enci come Cirneco dell’Etna.